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Poesie sulla Notte: le 15 più belle e profonde

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Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2024
Di: Luca Carlo Ettore Pepino
Poesie sulla Notte

La notte è quella parte del giorno in cui, complice l’oscurità, diamo spazio al riposo fisico, ma anche ai nostri pensieri più nascosti e profondi.

Il buio delle ore notturne è poi perfetto per gli amanti e l’intimità degli innamorati. Tutti spunti, quindi, per l’immaginazione e le inquietudini dei poeti.

Ecco quindi le più belle poesie sulla notte che ne descrivono al meglio il fascino e i segreti. Scoprile subito!

Poesie sulla notte

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  • Lunga è la notte
    (Peppino Impastato)
    Lunga è la notte
    e senza tempo.
    Il cielo gonfio di pioggia
    non consente agli occhi
    di vedere le stelle.
    Non sarà il gelido vento
    a riportare la luce,
    né il canto del gallo,
    né il pianto di un bimbo.
    Troppo lunga è la notte,
    senza tempo,
    infinita.
  • O notte, o dolce tempo, benché nero
    (Michelangelo Buonarroti)
    O notte, o dolce tempo, benché nero,
    con pace ogn’ opra sempr’ al fin assalta;
    ben vede e ben intende chi t’esalta,
    e chi t’onor’ ha l’intelletto intero.
    Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
    ché l’umid’ ombra ogni quiet’ appalta,
    e dall’infima parte alla più alta
    in sogno spesso porti, ov’ire spero.
    O ombra del morir, per cui si ferma
    ogni miseria a l’alma, al cor nemica,
    ultimo delli afflitti e buon rimedio;
    tu rendi sana nostra carn’ inferma,
    rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
    e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.
  • Notturno
    (Antonia Pozzi)
    Curva tu suoni
    ed il tuo canto è un albero d’argento
    nel silenzio oscuro.
    Limpido nasce dal tuo labbro – il profilo
    delle vette – nel buio – .
    Muoiono le tue note
    come gocce assorbite dalla terra.
    Le nebbie sopra gli abissi
    percorse dal vento
    sollevano il suono spento
    nel cielo.
  • Quando spunta la luna
    (Federico García Lorca)
    Quando spunta la luna
    tacciono le campane
    e i sentieri sembrano
    impenetrabili
    Quando spunta la luna
    il mare copre la terra
    e il cuore diventa
    isola nell’infinito
    Nessuno mangia arance
    sotto la luna piena
    Bisogna mangiare
    frutta verde e gelata
    Quando spunta la luna
    dai cento volti uguali,
    la moneta d’argento
    singhiozza nel taschino.
  • Superba è la Notte
    (Alda Merini)
    La cosa più superba è la Notte,
    quando cadono gli ultimi spaventi
    e l’anima si getta all’avventura.
    Lui tace nel tuo grembo
    come riassorbito dal sangue,
    che finalmente si colora di Dio
    e tu preghi che taccia per sempre,
    per non sentirlo come rigoglio fisso
    fin dentro le pareti.
  • Cade la notte
    (Forough Farrokhzad)
    Cade la notte
    E dopo la notte, il buio
    E dopo il buio
    Gli occhi
    Le mani
    I respiri, i respiri…
    E il rumore dell’acqua
    Che gocciola dal rubinetto
    Dopo due punti rossi
    Due sigarette accese
    Il tic-tac dell’orologio
    Due cuori
    E due solitudini
  • Anche la notte ti somiglia
    (Cesare Pavese)
    Anche la notte ti somiglia,
    la notte remota che piange
    muta, dentro il cuore profondo,
    e le stelle passano stanche.
    Una guancia tocca una guancia
    è un brivido freddo, qualcuno
    si dibatte e t’implora, solo,
    sperduto in te, nella tua febbre.
    La notte soffre e anela l’alba,
    povero cuore che sussulti.
    O viso chiuso, buia angoscia,
    febbre che rattristi le stelle,
    c’è chi come te attende l’alba
    scrutando il tuo viso in silenzio.
    Sei distesa sotto la notte
    come un chiuso orizzonte morto.
    Povero cuore che sussulti,
    un giorno lontano eri l’alba.
  • Notte
    (Ada Negri)
    Sul giardino fantastico
    Profumato di rosa
    La carezza dell’ombra
    Posa.
    Pure ha un pensiero e un palpito
    La quiete suprema;
    L’aria, come per brivido,
    Trema.
    La luttuosa tenebra
    Una storia di morte
    Racconta a le cardenie
    Smorte?
    Forse—perché una pioggia
    Di soavi rugiade
    Entro i socchiusi petali
    Cade. –
    …. Su l’ascose miserie,
    Su l’ebbrezze perdute,
    Sui muti sogni e l’ansie
    Mute,
    Su le fugaci gioie
    Che il disinganno infrange,
    La notte le sue lagrime
    Piange.
  • Tu la notte io il giorno
    (Antonia Pozzi)
    Tu la notte io il giorno
    così distanti e immutevoli
    nel tempo
    così vicini come due alberi
    posti uno di fronte all’altro
    a creare lo stesso giardino
    ma senza possibilità di
    toccarsi
    se non con i pensieri
    Tu la notte io il giorno
    tu con le tue stelle e la luna
    silenziosa
    io con le mie nuvole ed il
    sole abbagliante
    tu che conosci la brezza
    della sera
    ed io che rincorro il vento
    caldo
    fino a quando giunge il
    tramonto
    I rami divengono mani
    tiepide
    che si intrecciano
    appassionate
    le foglie sono sospiri
    nascosti
    le stelle diventano occhi di
    brace
    e le nuvole un lenzuolo che
    scopre la nudità
    La luna e il sole sono due
    amanti rapidi e fugaci
    e non siamo più io e te
    siamo noi fusi insieme
    nella completezza della luce
    fioca
    ondeggiante come la marea
    in eterna corsa…
    So cosa significa amore
    quando il giorno muore.
  • Alta è la Notte
    (Vincenzo Monti)
    Alta è la notte, ed in profonda calma
    dorme il mondo sepolto, e in un con esso
    par la procella del mio cor sopita.
    Io balzo fuori delle piume, e guardo;
    e traverso alle nubi, che del vento
    squarcia e sospinge l’iracondo soffio,
    veggo del ciel per gl’interrotti campi
    qua e là deserte scintillar le stelle.
    Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,
    e verrà tempo che da voi l’Eterno
    ritiri il guardo, e tanti Soli estingua?
    E tu pur anche coll’infranto carro
    rovesciato cadrai, tardo Boote,
    tu degli artici lumi il più gentile?
    Deh, perché mai la fronte or mi discopri,
    e la beata notte mi rimembri,
    che al casto fianco dell’amica assiso
    a’ suoi begli occhi t’insegnai col dito!
    Al chiaror di tue rote ella ridenti
    volgea le luci; ed io per gioia intanto
    a’ suoi ginocchi mi tenea prostrato
    più vago oggetto a contemplar rivolto,
    che d’un tenero cor meglio i sospiri,
    meglio i trasporti meritar sapea.
    Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,
    dunque io per sempre v’ho perduti, e vivo?
    e questa è calma di pensier? son questi
    gli addormentati affetti? Ahi, mi deluse
    della notte il silenzio, e della muta
    mesta Natura il tenebroso aspetto!
    Già di nuovo a suonar l’aura comincia
    de’ miei sospiri, ed in più larga vena
    già mi ritorna su le ciglia il pianto.
  • I soldati piangono di notte
    (Salvatore Quasimodo)
    Né la Croce né l’infanzia bastano,
    il martello del Golgota, l’angelica
    memoria a schiantare la guerra.
    I soldati piangono di notte
    prima di morire, sono forti, cadono
    ai piedi di parole imparate
    sotto le armi della vita.
    Numeri amanti, soldati,
    anonimi scrosci di lacrime.
  • Penso a te nel silenzio della notte
    (Fernando Pessoa)
    Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla,
    e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso,
    allora, solitario di me, passeggero fermo
    di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te.
    tutto il passato, in cui fosti un momento eterno,
    è come questo silenzio di tutto.
    tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi,
    è come questi rumori,
    tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere,
    è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno.
    ho visto morire, o sentito che morirono,
    quanti amai o conobbi,
    ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono
    con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola;
    o un passeggio emotivo e muto,
    e il mondo oggi per me è un cimitero di notte,
    bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna
    ed è in questa quiete assurda di me e di tutto
    che penso a te.
  • Parigi di notte
    (Jacques Prévert)
    Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
    Il primo per vederti tutto il viso
    Il secondo per vederti gli occhi
    L’ultimo per vedere la tua bocca
    E tutto il buio per ricordarmi queste cose
    Mentre ti stringo fra le braccia.
  • Conoscenza della notte
    (Robert Frost)
    Io sono uno che ben conosce la notte.
    Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
    Ho oltrepassato l’ultima luce della città.
    Sono andato a frugare nel vicolo più tetro.
    Ho incontrato la guardia nel suo giro
    Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.
    Ho trattenuto il passo e il mio respiro
    Quando da molto lontano un grido strozzato
    Giungeva oltre le case da un’altra strada,
    Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
    E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
    Nel cielo un orologio illuminato
    Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato.
    Io sono uno che ben conosce la notte.
  • Quella notte fummo pazzi uno dell’altra
    (Anna Achmatova)
    Quella notte fummo pazzi uno dell’altra;
    ci era lume la tenebra ferale,
    assorti mormoravano i canali
    e d’Asia odoravano i garofani.
    Andavamo attraverso la città forestiera
    nel canto velato e l’afa di mezzanotte,
    soli sotto le stelle del Serpente
    senza osare scambiarci uno sguardo.
    Poteva essere il Cairo o anche Bagdad,
    non la mia spettrale Leningrado –
    e questo divario amaro soffocava
    come la luttuosa atmosfera.
    Forse accanto ci camminavano i secoli,
    una mano invisibile batteva il tamburello:
    i suoni, come segni arcani,
    ci volteggiavano innanzi nel buio.
    Così camminammo nella tenebra segreta
    come in una terra di nessuno;
    e ad un tratto la luna – feluca adamantina –
    rischiarò l’incontro che fu commiato.
    Se un giorno quella notte ritornerà da te
    non scacciarla come maledetta
    e sappi che qualcuno
    vide nel sogno quel momento sacro.
  • I poeti lavorano di notte
    (Alda Merini)
    I poeti lavorano di notte
    quando il tempo non urge su di loro,
    quando tace il rumore della folla
    e termina il linciaggio delle ore.
    I poeti lavorano nel buio
    come falchi notturni od usignoli
    dal dolcissimo canto
    e temono di offendere Iddio.
    Ma i poeti, nel loro silenzio
    fanno ben più rumore
    di una dorata cupola di stelle.
  • Rose nella notte
    (Pierre Louÿs)
    Quando la notte sale al cielo, il mondo
    è nostro e degli dei. Dai campi alla sorgente,
    dai boschi scuri alle radure andiamo
    seguendo i piedi nudi.
    Alle piccole ombre che noi siamo
    basta la luce delle piccole stelle.
    Talvolta, sotto i rami bassi, troviamo
    cerve addormentate.
    Ma nella notte più bella di ogni cosa
    c’è un luogo che noi soli conosciamo,
    e ci attira al di là della foresta:
    un cespuglio di rose misteriose.
    Niente al mondo è divino come
    il profumo delle rose di notte. Perché
    quando ero sola non ne venivo
    inebriata?
  • Il gelsomino notturno
    (Giovanni Pascoli)
    E s’aprono i fiori notturni,
    nell’ora che penso ai miei cari.
    Sono apparse in mezzo ai viburni
    le farfalle crepuscolari.
    Da un pezzo si tacquero i gridi:
    là sola una casa bisbiglia.
    Sotto l’ali dormono i nidi,
    come gli occhi sotto le ciglia.
    Dai calici aperti si esala
    l’odore di fragole rosse.
    Splende un lume là nella sala.
    Nasce l’erba sopra le fosse.
    Un’ape tardiva sussurra
    trovando già prese le celle.
    La Chioccetta per l’aia azzurra
    va col suo pigolio di stelle.
    Per tutta la notte s’esala
    l’odore che passa col vento.
    Passa il lume su per la scala;
    brilla al primo piano: s’è spento…
    È l’alba: si chiudono i petali
    un poco gualciti; si cova,
    dentro l’urna molle e segreta,
    non so che felicità nuova.
  • Notturno della luna
    (Ada Negri)
    Notte, divina notte,
    non so chi chiami, non so chi pianga,
    se i grilli o le roride erbe,
    se l’anima mia
    o l’anima dell’infinito.
    Notte, divina notte,
    ancor tutta intrisa di lagrime
    per la recente pioggia
    e così grave di aromi
    che la mia carne n’è inferma,
    dietro ombre di nubi la luna
    cammina cammina cercando
    la strada che non troverà,
    la strada della felicità.
    Notte, divina notte,
    dimmi ove è nascosto il mio amore:
    ch’era mio e le mie braccia
    non bastarono a custodirlo,
    ch’era mio ed io ero sua
    e adesso non ho più nulla
    e non sono più di nessuno.
    Conducimi passo per passo
    lungo le vie della luna
    fin ch’io lo tocchi senza vederlo,
    fin ch’io lo stringa senza baciarlo,
    poi che non ha più bocca:
    e in esso affondi, siccome
    dentro la fossa una morta,
    e sia silenzio.

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